Il mondo in recessione
Non sono un insigne economista, ne un banchiere e neppure un genio della finanza, ho semplicemente letto che il gettito IRPEF ha avuto un calo del 5% dal gennaio 2008 al gennaio 2009 quindi da semplice uomo della strada sono solito usare la mia testa per ragionare e giungere a delle conclusioni. Sono giunto a pensare che questa crisi è come un serpente che si morde la coda e che non ne usciremo mai, almeno con questo sistema che ci siamo costruiti intorno, un sistema che richiede radicali cambiamenti e che per far tornare a regime l’economia potrebbe occorrere molto tempo e molti sacrifici. Tutto il ragionamento è semplicissimo, non scriverò in politichese e mi asterrò dall’usare vocaboli ricercati dai fighetti tipo " primi della classe", il filo del discorso è semplice . Dall’inizio degli anni ‘90 lentamente ma insorabilmente le aziende si sono fatte attrarre dal basso costo della mano d’opera nei paesi del terzo mondo, quelli che oggi chiamiamo emergenti, i nostri bravi capitani d’industria hanno trasferito e continuaqno a trasferire in questi paesi le fabbriche e le tecnologie e poi reimportano i prodotti, ma da questo andazzo il consumatore non ne ha ricavato alcun beneficio infatti i prezzi al consumo non sono mai diminuitii, chi ne ha beneficiato sono gli industriali stessi ed i banchieri che hanno anche incentivato l’ingresso di lavoratori extracomunitari, regolari o no non importa, per far abbassare iil costo del lavoro e che spesso lavorano in nero e poi spediscono a casa loro il nostro prezioso denaro che qui non viene speso. Questa bella invenzione l’hanno chiamata "globalizzazione", ora guardando il rovescio della medaglia, le fabbriche dismesse nel mondo occidentale hanno avuto un’emorragia di lavoro con conseguenti licenziamenti e allora si sono inventati i contratti co.co.co, a progetto etc. ovvero contratti a termine, insieme a questi le banche hanno cominciato a promuovere il credito al consumo perchè gli abitanti dell’occidente industrializzato, avendo raggiunto un certo tenore di vita, non potevano rinunciare a certe cose palesate come "indispensabili", ma i prestiti vanno restituiti e se il lavoro non l’hai o è precario, come fai? Ecco che le banche pignorano i beni immobili ( ha cominciato l’America) immettendoli sul mercato e saturandolo facendo crollare i prezzi. Conclusione : crollano anche le banche che non riescono a rientrare. Torniamo alla Cina e ai paesi emergenti che producono e guadagnano sulle esportazioni in occidente, loro continuano a produrre ma non esportano più perchè in occidente non ci sono consumatori che comprano i loro prodotti, i consumatori occidentali non hanno soldi, le industrie dei paesi emergenti incominciano a fermarsi per mancanza di commesse e anche li è crisi. E’ la paralisi totale. Crolla il lavoro artigianale e quello professionale perchè i potenziali clienti non hanno denaro, Il poco lavoro che è rimasto in occidente è quello statale impiegatizio che però sopravvive grazie al PIL, se questo scende, anche i posti statali devono diminuire e da qui ai tagli indiscriminati( è cosa dei nostri giorni) il passo è breve. Ci dicono di avere fiducia e di consumare, bene, ci indebitiamo un poco e consumiamo ma quale economia riparte? Quella della cina e degli altri, e quella del nostro settore distributivo commerciale, e poi? Dopo un breve periodo si ferma tutto nuovamente. Perchè il governo vuole permettere l’ampliamento delle abitazioni eliminando al massimo i lacci burocratici? Perchè si pensa che almeno cosi’ il settore edile non entrerà in crisi ( e rimetterà in circolo un po’ di denaro, il ragionamento è esatto ma senza fare una piccola considerazione che i lavoratori edili, ormai sono in maggioranza extracomunitari che prendono i soldi e li spediscono a casa e qui rimangono le bricciole, perdiamo anche quei soldii. Epilogo della vicenda, il 14 marzo in pagina 3 dell’unione sarda si legge un messaggio del ministro Sacconi " serve grande responsabilità, accettate anche i lavori più umili " il che vuol dire contendete il lavoro agli extracomunitari e cosi’ siamo tornati alle guerre fra poveri nel ricco occidente Come se ne esce? Molto semplicemente le fabbriche devono tornare in occidente ed è necessario tassare onerosamente i prodotti di quei fabbricanti occidentali che producono all’estero e poi reimportano , far abbassare le tasse in occidente anche se purtroppo caleranno anche i servizi ( e invece tutti stanno chiedendo più soldi per tutto) ma sopratutto diminuire il costo del lavoro occidentale che non può competere con quello extracomunitario e comunitario ex comunista, questo può significare anche la perdita di alcune garanzie e certezze del mondo lavorativo ma non intravedo altre soluzioni anzi prima che la situazione degeneri, occorre far presto.
